
Wolfgang Amadeus Mozart, grazie al suo genio eccelso e alla sua prorompente
personalità, è senza dubbio l’artista che ha esercitato più di ogni
altro un enorme fascino e un particolare magnetismo sul pubblico di
ogni tempo e di ogni luogo. Per i suoi contemporanei fu soprattutto
un enfant prodige, grazie alle straordinarie doti di interprete; dai
successori fu visto come il caso più miracoloso della storia della musica.
Nel 1785 Joseph Haydn disse a Leopold, padre di Mozart:
“Vi dichiaro, davanti a Dio e in tutta coscienza, che considero vostro figlio il più grande compositore di cui abbia mai sentito parlare”.
La sua opera, vastissima, in particolare in rapporto alla sua breve esistenza, è “… un misto sublime e impareggiabile di spirito e melanconia” (Stendhal, Vita di Mozart). Goethe definisce il linguaggio mozartiano il coronamento finale della razionalità e dell’equilibrio dello spirito, con un livello di perfezione che non trova riscontri, se non nel periodo aureo dell’arte greca. In ogni caso, l’omogeneità e la coerenza del discorso mozartiano paiono dar vita a una trasfigurazione dell’elemento musicale, e la trasparenza, la natura inconscia, favolosa e ineffabile della sua ispirazione lo rendono inconfutabilmente un artista tout court, senza limiti temporali.
Ed è per questo che il 2006, anno in cui
ricorre il 250mo anniversario della nascita di Wolfgang, è un
momento atteso da lungo tempo dagli appassionati di tutto il
mondo. Anche Gorizia si unisce
ai festeggiamenti, offrendo una serata esclusiva che vuole riproporre
l’atmosfera e le suggestioni delle Accademie settecentesche in
cui cantanti e strumentisti in voga si riunivano per presentare
al pubblico repertori molto variati comprendenti, fra le altre,
composizioni alla moda.
Il programma di questo concerto,
dedicato interamente al grande Salisburghese, alterna composizioni
note a pagine meno conosciute, create per ambienti diversi dai
grandi teatri e che Mozart stesso era solito eseguire per i suoi
amici. Un percorso simbolico che, partendo dalle opere della
fanciullezza – si pensi ad esempio alla deliziosa sonatina a
quattro mani, scritta all’età di nove anni, che Wolfgang suonava
spesso con la sorella Nannerl – tocca vari ambiti della sua produzione
cameristica, vocale e strumentale: la struggente Sonata in Mi min.
per pianoforte e violino scritta in seguito alla notizia della
scomparsa della madre, le dodici Variazioni sul tema della celebre
canzone infantile francese Ah,
vous dirai-je maman, alcune fra le arie più significative
del vasto repertorio operistico, il quartetto scherzoso Caro mio
Druck und Schluck con testo proprio, fino ad arrivare alla
meravigliosa aria da concerto Ch’io mi scordi di te?,
per soprano, pianoforte obbligato e orchestra, dedicata alla
prima Susanna delle Nozze di Figaro, Nancy Storace.
Associazione Culturale L’Apemusicale - info@lapemusicale.org - mob. +39 329 1252532