W.A. Mozart ~ Requiem K626
venerdì, marzo 30th, 2012 | Author: minni

mercoledì 4 aprile 2012 ore 21
Treviso, Teatro Eden
W. A. Mozart
Fantasia in Fa minore KV 608
per pianoforte a quattro mani
Requiem in Re minore KV 626
trascritto da Carl Czerny per soli, coro e pianoforte a quattro mani
Elisabetta Cordenons – soprano, Michaela Magoga – contralto, Massimo Marin – tenore, Giancarlo Tuzzi - basso
Coro da camera de L’ape musicale diretto da Sabina Arru
Cristina Santin e Rinaldo Zhok – pianoforte
Ingresso libero
La Fondazione Benetton, unitamente a Teatri e Umanesimo Latino SpA, dedica questo evento all’amico Gianni Raccamari, instancabile promotore di cultura a Treviso.
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Programma
W. A. Mozart (1756 -1791)
Fantasia in Fa minore KV 608
(Allegro – Andante – Tempo I)
Requiem in Re minore KV 626
I. Introitus – Requiem
II. Kyrie
III. Sequenz – Dies irae – Tuba mirum – Rex tremendae – Recordare – Confutatis – Lacrimosa
IV. Offertorium – Domine Jesu – Hostias
V. Sanctus
VI. Benedictus
VII. Agnus Dei
VIII. Communio – Lux aeterna
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Note al programma
Verso la fine del 1790 il conte Deym, bizzarro personaggio viennese, abile creatore di figure di cera, aveva inaugurato – in onore del celebre feldmaresciallo barone von Laudon scomparso nel luglio dello stesso anno – un mausoleo aperto al pubblico, dove aveva esposto la sua collezione di oggetti rari e curiosi, fra cui un certo numero di orologi meccanici e organetti a rullo: in mezzo al mausoleo, illuminato a giorno, riposava nella sua bara di cristallo, il maresciallo di cera capolavoro di Deym. Proprio per un orologio (o organo) meccanico, alla ricerca di una spettacolare regia celebrativa, fu richiesto a Mozart di comporre alcune pagine: le Fantasie K 594 e K 608 e l’Andante K 616. Nonostante la singolarità del medium, la Fantasia K 608 è una pagina musicale eccelsa, nella quale una Fuga costituisce il fulcro di due Allegri (agli estremi) e di un Andante; la Fuga culmina in una doppia Fuga, facendo appello a tutte le risorse della polifonia che riescono a riscattare le ‘infantili’ – secondo lo stesso Mozart – sonorità dello strumento di destinazione.
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Sotto il profilo musicale, il Requiem – nonostante il problema delle interferenze di una mano estranea (l’allievo Franz Xaver Süssmayr, che ne completò la stesura dopo la morte del Maestro) – rimane la più alta testimonianza delle conquiste di Mozart nel campo della musica sacra. Sul piano del messaggio espressivo, amore, soavità, commozione, pietas sono i sentimenti che informano ogni pagina, scevri da qualsiasi gesto teatrale o effetto gratuito. Anche la terrificante visione dell’aldilà e l’accecante maestà di Dio si sciolgono in un canto estatico che riflette gli assiomi della fede mozartiana: la speranza, la tranquillità di una morte intesa come “vera e miglior amica dell’uomo”, la certezza nella pace eterna.
Sul piano della concezione formale e dell’assunto creativo, il Requiem viene considerato la prima composizione liturgica concepita con spirito moderno: la straordinaria ricchezza dei suoi contenuti musicali costituirono infatti i pilastri della musica ottocentesca, raggiungendo un perfetto equilibrio tra profondità di pensiero e compiutezza architettonica.
La trascrizione del Requiem di Mozart da parte di Carl Czerny (Vienna, 1791-1857; divenuto celebre soprattutto per la sua copiosa produzione di esercizi e studi di tecnica pianistica e misconosciuto autore di sonate per pianoforte, numerose serie di variazioni, un concerto per pianoforte e orchestra, musica da camera per pianoforte e archi, due sinfonie, pezzi per pianoforte a quattro mani e riduzioni per pianoforte di lavori orchestrali di altri autori) è una rielaborazione che mira da un lato ad esplorare tutte le risorse timbriche e dinamiche del pianoforte di inizio ottocento, dall’altro a diffondere presso il grande pubblico un repertorio che poteva essere ascoltato solo in rare occasioni, data la grandezza dell’organico solitamente richiesto. Questa versione è oltremodo interessante perché, pur conservando il massimo rispetto per il testo originale e le intenzioni musicali del genio di Salisburgo, non è e non vuole essere una trasposizione letterale dell’opera mozartiana, bensì una traduzione in un linguaggio diverso, specificamente pianistico, che pone l’opera sotto una luce nuova che ne esalta le trame più raffinate e i giochi contrappuntistici più sottili.
